Due anni di investestimento in royalties musicali: la recensione di ANote Music
ANote Music
Luglio 3, 2026
6 minuti

Le royalties musicali come investimento alternativo sono ancora poco conosciute. In questo articolo Bruno, un investitore francese iscritto su ANote Music da due anni, ci racconta il suo percorso: da come ha scoperto le royalties musicali fino alla strategia che segue oggi. Una recensione senza filtri, che parla del fascino della musica come asset class, di dove la piattaforma può ancora migliorare e dei motivi per cui questo strumento è diventato una parte importante del suo portafoglio.
Indice
- L'inizio: un'opportunità di diversificazione
- Perché le royalties musicali e perché ANote Music?
- Due anni dopo: l'esperienza e la strategia
- Un consiglio per i nuovi investitori
- Uno sguardo al futuro
L'inizio: un'opportunità di diversificazione
Bruno ha 36 anni, vive nel sud-ovest della Francia e lavora come libero professionista nel settore dell'informatica: insegna in scuole di ingegneria e fornisce servizi di consulenza per aziende. Investe da una quindicina d'anni, principalmente in azioni e nel settore immobiliare. A un certo punto, però, ha iniziato a guardare oltre queste due asset class.
Ha dato un'occhiata a criptovalute e blockchain, ma lo lasciavano scettico gli asset senza un valore reale alle spalle. Cercava qualcosa che mettesse insieme una parte razionale e misurabile e una più personale: quello che lui chiama il “coup de cœur” (colpo di fulmine).
Ha scoperto les royalties musicali per caso, guardando un video su YouTube, e l'idea non l'ha più lasciato. Ha provato un'altra piattaforma senza rimanerne convinto, così ha continuato a cercare. Alla fine, dopo aver letto alcune recensioni positive su ANote Music, si è iscritto con una piccola somma, di quelle che puoi permetterti di perdere se le cose vanno male.
"Più passava il tempo, più cresceva la fiducia. E con lei è cresciuto anche il mio investimento.”
Perché “Music royalties ” e perché “ ANote Music ”?
Per Bruno, il fascino delle royalties musicali sta proprio nell’incontro tra logica ed emozione. «C’è un lato razionale, che si può quantificare, e c’è un lato emotivo che non si trova davvero in altre forme d'investimento», afferma. A differenza delle azioni, dove si valuta un bilancio, qui ci si chiede anche: questo artista è ancora in attività? Fa ancora spettacoli dal vivo? Questa canzone risuona ancora nel pubblico?
Apprezza inoltre la bassa correlazione con i mercati tradizionali. Investendo in cataloghi ascoltati in tutto il mondo, intravede una forma naturale di diversificazione geografica non legata a un singolo Paese o a una singola economia. Sebbene spieghi di essere ancora alle prime armi con questa classe di attività, il suo istinto è chiaro:
"Tendo a pensare che la musica non crollerebbe durante una crisi economica, perché la gente continuerebbe comunque ad ascoltarla."
Per lui, se ciò fosse vero, le royalties musicali diventano ancora più interessanti come strumento di diversificazione.
Perché scegliere ANote Music, e perché restarci?
Ciò che ha convinto Bruno a puntare su ANote Music si riassume in quattro cose: i cataloghi, il sistema delle aste, l'interfaccia e il team.
Prima di tutto, gli piace il fatto che ANote Music punti su cataloghi consolidati e con uno storico di royalties alle spalle, diversi tra loro per Paese, genere e tipo di artista. «I cataloghi sono di altissima qualità», afferma, e per lui questa è stata una delle prime cose che ha notato.
Anche il sistema delle aste fa la differenza. Su altre piattaforme, spiega, comprare è come accaparrarsi i biglietti di un concerto: prezzo fisso, orario fisso, e se non sei collegato nei primi minuti hai perso il treno. ANote Music, invece, gli dà una cosa a cui tiene molto: poter fare la sua offerta al prezzo che ritiene giusto, senza corse.
"Se il prezzo sale troppo, puoi fermarti, ma di solito una posizione riesci comunque a costruirtela."
Da tipo curioso qual è, Bruno apprezza l'interfaccia pulita e tutta la documentazione a disposizione, che gli permette di approfondire i tipi di diritti, da dove arrivano i ricavi e come cambia la durata dei diritti da un Paese all'altro. Sono dati facili da consultare, e lui non manca mai di dargli un'occhiata prima di ogni nuova asta. Dopo due anni, riassume così la sua esperienza: affidabile e, parole sue, “ intuitiva e allo stesso tempo ben funzionante”.
C'è infine un aspetto a cui tiene in particolare: il lato umano dell’esperienza. Anche se non ha mai avuto problemi veri e propri, resta in contatto regolare con il team attraverso i vari canali. Per un tipo di investimento che può sembrare poco familiare, se non addirittura un po' intimidatorio, quella vicinanza vale più di quanto si pensi.
"Il supporto, la community, il team in generale sono persone davvero cordiali. Ti senti vicino a loro, c'è una bella energia e ti danno una mano a risolvere i problemi. Non capita ovunque. E quando devi rassicurare qualcuno su un tipo di investimento un po' fuori dagli schemi, conta parecchio."
Due anni dopo: l'esperienza e la strategia
Bruno si definisce un investitore attivo ma senza esagerare. Dà un'occhiata al portafoglio più o meno una volta a trimestre, guarda com'è andata e decide se ribilanciare. Tiene due tipi di posizioni: da un lato i cataloghi "core", quelli che si tiene per pura affinità, dall'altro una parte più flessibile che aggiusta a seconda dei risultati, rafforzando ciò che va bene e uscendo da ciò che non lo convince.<br>
"Ogni trimestre, più o meno, guardo come è andato il portafoglio e ribilancio in base a quello che è successo. Se non c'è niente da sistemare, lascio tutto com'è."
Per lui le royalties musicali sono una vera occasione di diversificazione dentro la parte alternativa del portafoglio. Oggi pesano circa il 20% del totale, una quota che sposta tra le varie asset class a seconda di come si muovono i mercati.
Il bilancio, nel complesso, è positivo. Quando un catalogo non rende come sperava, lo prende per quello che è, una normale oscillazione di mercato, e resta a guardare invece di muoversi d'istinto. Anche perché per lui pesa pure la parte emotiva: certe volte, se la musica gli piace davvero, un catalogo continua a valere qualcosa ai suoi occhi, al di là dei numeri del momento.
Quando gli si chiede cosa si potrebbe migliorare, Bruno tira fuori due punti. Il primo è più chiarezza sul fronte fiscale per gli investitori francesi, che nella sua cerchia resta uno degli ostacoli principali. Il secondo è una visione più dettagliata sulla durata dei diritti all'interno dei cataloghi. Si rende conto che è una faccenda complicata: dentro uno stesso catalogo ogni canzone può avere una scadenza diversa, e un'informazione così dettagliata forse non è sempre a disposizione nemmeno della piattaforma. Ma per chi cerca di ragionare sul lungo periodo, dice, «sarebbe un bel vantaggio».
Un consiglio per i nuovi investitori
Quando Bruno ne parla alle persone intorno a lui, l'idea arriva subito. Ha un esempio concreto che ha già usato più di una volta per spiegare in cosa investe: un vinile di Lindsey Stirling vinto proprio grazie alla piattaforma. “Gli amici vengono a casa mia e quando mi chiedono di cosa si tratta, rispondo: sono un investitore, quindi quando Stirling tiene un concerto o viene trasmessa alla radio, guadagno un po’ di soldi”. I brani di Stirling fanno parte di uno dei cataloghi di ANote Music: Peter Hanna Violin Selection Catalogue.
Quasi nessuno mette in dubbio l'idea in sé. È che le persone si fidano di più di realtà che già conoscono. Iscriversi a una piattaforma di cui non hanno mai sentito parlare sembra un salto nel vuoto. E allora il suo consiglio, per chi è ancora indeciso, è semplice: parlaci, con il team.
"Lo ripeto sempre, ma l'accoglienza che trovi su ANote Music è un'altra cosa. Sono gentili, chiari, spiegano bene. Secondo me basta questo ad abbattere il muro per chi è ancora sul dubbio.”
Suggerisce inoltre di partire da una somma che si possa tranquillamente considerare come un'esperienza di apprendimento, lasciando poi che le cose si evolvano naturalmente da lì.
Uno sguardo al futuro
Tra cinque anni, Bruno si vede ancora su ANote Music. La quota potrà cambiare, ma l'intenzione è restare investito sul lungo periodo. È davvero curioso di vedere come crescerà la piattaforma, con più cataloghi, più utenti, più liquidità, ed è convinto che ANote Music abbia basi solide su cui costruire.
Per quanto riguarda la possibilità che le royalties musicali diventino una asset class finanziaria consolidata, è fiducioso che la tendenza sia positiva. L’idea trova riscontro nelle persone non appena ne sentono parlare.
"Il mercato c'è. Ci vuole solo che si crei un clima di fiducia, affinché le persone si sentano pronte a fare il grande passo."
Per quanto riguarda lui:
"Ci sarò tra cinque anni, questo è certo."
Vuoi conoscere l'esperienza di un altro investitore? Leggi il racconto del percorso di cinque anni di Jean-Denis nell'investimento nei royalties musicali royalties ANote Music.
Per scoprire da dove ha iniziato Bruno, sfoglia i cataloghi direttamente sulla piattaforma:
Avviso legale: Nessuna parte del presente articolo costituisce una consulenza in materia di investimenti. Si raccomanda di valutare sempre la propria situazione personale e la propria propensione al rischio. I dati storici non sono indicativi dei rendimenti futuri e non devono essere interpretati come una consulenza finanziaria. Come tutte le opportunità finanziarie, l’ royalties e nel settore musicale comporta dei rischi. I rendimenti del catalogo possono variare e non vi sono rendimenti garantiti. Si raccomanda di esaminare sempre attentamente i dati storici e le informazioni relative alla piattaforma prima di investire.



